La 1º rivista digitale nata in Italia sulla tecnica del Carpfishing
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La magia della primavera sul Tanaro

La magia della primavera sul Tanaro

Due regine di fiume e una lezione di perseveranza

La primavera è, senza dubbio, uno dei momenti più affascinanti per il carpista. Le temperature iniziano lentamente a salire, le giornate si allungano e le carpe, dopo la lunga stasi invernale, riprendono ad alimentarsi con maggiore regolarità per accumulare energie in vista della frega. È un periodo fatto di attese, di studio dell’acqua e di dettagli che possono fare la differenza.

Questa sessione mi ha portato lungo le sponde del Tanaro, secondo fiume per lunghezza del Piemonte e principale affluente di destra del Po. Un corso d’acqua importante, lungo quasi 276 km, che nasce nelle Alpi Liguri e attraversa paesaggi suggestivi, offrendo scenari tanto belli quanto impegnativi dal punto di vista tecnico.

Condizioni difficili, stimolo ancora maggiore

Ho affrontato questa uscita in giornata, trovando condizioni tutt’altro che semplici: acqua ancora fredda a causa del disgelo proveniente dai monti e vento instabile, con raffiche improvvise che cambiavano direzione nel corso delle ore. Situazioni che mettono alla prova sia l’attrezzatura sia la concentrazione del pescatore. Lontano dall’essere un ostacolo, queste difficoltà hanno rappresentato uno stimolo in più.

In Piemonte il regolamento consente l’utilizzo di due canne, ed è con questa configurazione che ho impostato la mia strategia.

Scelta degli spot e strategia

La prima canna l’ho posizionata vicino a una legnaia sulla sponda destra. Uno spot complicato, con alberi sporgenti sull’acqua e numerosi ostacoli sommersi. Dopo alcuni tentativi sono riuscito a piazzare il lancio nel punto preciso che avevo individuato.

La seconda canna è stata destinata a un sotto sponda in corrispondenza di un gradino del letto del fiume, dove il fondale risultava duro e ricco di sassi: una zona ideale per presentare il rig in modo efficace.

Su questo spot ho optato per uno spinner rig con amo del 2, innescato con una boilie bilanciata da 22 mm Scarlett di Massive Baits, immersa nel relativo amino glug per aumentarne l’attrattività. Si tratta di un’esca estremamente complessa, arricchita con ingredienti di alta qualità come Robin Red Haith’s, calamaro del Pacifico, estratto di

GLM, tigernuts, farine pregiate e diversi idrolizzati proteici. Una proposta studiata per lavorare bene anche in acque fredde, rilasciando attrattori in modo costante. La pasturazione è stata composta da un mix di mais, fioccato, pellet, boilies intere e spezzate per accelerarne l’entrata in pesca, il tutto accompagnato da un liquid food a base di CSL e mais.

La prima partenza: potenza pura

Dopo circa due ore è arrivata la prima partenza. Un combattimento intenso, con il pesce che risaliva e discendeva il fiume cambiando direzione improvvisamente. Solo quando ho intravisto la sagoma sotto la superficie ho capito di avere a che fare con una bella regina.

Una carpa poco oltre i 10 kg, non enorme ma dotata di una forza impressionante, colori splendidi e pinne maestose. Dopo le foto di rito, è tornata immediatamente in acqua. Il rispetto per il pesce e per l’ambiente resta sempre la priorità.

La legnaia che non tradisce

Sul secondo spot, quello della legnaia, ho scelto ancora uno spinner rig, ma questa volta con una pop-up Milky Cream da 14 mm, un’esca dolce e cremosa, affiancata dalla stessa base di pasturazione con l’aggiunta di boilies Milky Cream da 18 mm sparse intorno all’area.

Qui l’attesa si è fatta lunga: circa dodici ore. Nonostante tutto, sentivo che non dovevo spostare il rig. A volte l’esperienza e l’istinto contano quanto l’analisi tecnica. Verso le 19 è arrivata una partenza secca, con la canna piegata verso destra e il pesce deciso a cercare rifugio tra i rami sommersi.

Forzando con attenzione e arretrando per evitare l’incaglio, sono riuscito a spostare il combattimento verso il centro del fiume. Dopo minuti intensi, un’altra regina è entrata nel guadino: più piccola della precedente, ma con una pancia importante e in splendida salute. Anche lei, dopo le foto, è tornata libera.

Il momento più difficile

Con il calare della luce si avvicinava il momento meno piacevole per ogni carpista: smontare e rientrare. Ho provato a ricalare negli stessi punti per l’ultima ora disponibile, ma senza ulteriori risultati.

Sono tornato a casa con il cuore pieno di soddisfazione e la mente già proiettata alla prossima avventura. Perché il carpfishing non è solo una tecnica o una disciplina: è uno stile di vita, fatto di attese, emozioni, natura e rispetto.
La primavera sul Tanaro mi ha regalato due splendide regine, ma soprattutto mi ha ricordato che la perseveranza, unita a una strategia mirata e alla fiducia nelle proprie scelte, può trasformare una giornata difficile in una sessione indimenticabile.

Ci vediamo alla prossima avventura.
In bocca alla big!

Andrea Stabile -carpmagazine.it-

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