Intervista a Denise Di Costanzo Team Nash Italia

Denise, puoi raccontarci come è nata la tua passione per il carpfishing?
La mia passione per il carpfishing è nata dopo due anni in cui ho pescato prevalentemente a feeder, ma anche a spinning e con il galleggiante. Purtroppo mi sono avvicinata al mondo della pesca in generale molto tardi, ma per fortuna l’ho scoperta. Pescando a feeder, notavo che cercavo di impostare le mie uscite sempre più in stile specialist, e quando preparavo tutta l’attrezzatura sognavo di riuscire a prendere una bella carpa. Quando fissavo il cimino, speravo per tutto il tempo di sentire il mulinello girare al massimo. Così, dopo aver preso – e perso – qualche
carpa in fiume, ho deciso di dedicarmi ad imparare la tecnica “giusta” per prenderle e di cambiare completamente approccio.
Essere una carpista in un settore storicamente dominato dagli uomini è sicuramente un’esperienza unica. Quali sono le sfide e le soddisfazioni che vivi come angler per Nash Tackle Italia?
Innanzitutto, sono molto onorata di pescare per Nash, di far parte di una bella famiglia unita e, soprattutto, vera. Ma non è facile, in generale, per una ragazza soprattutto quando si è costantemente sotto i riflettori perché si fa parte di un team importante farsi rispettare e, soprattutto, essere presa sul serio dagli altri angler uomini. La soddisfazione più grande, però, è vedere che, per quanti insulti e messaggi offensivi riceva, ce ne sono altrettanti da parte di persone che chiedono supporto per imparare o semplici consigli. E, dal momento che sto ancora imparando anche io, per me è bellissimo condividere ogni cosa che apprendo o ogni mia piccola vittoria con loro. Anche se siamo nel 2025, la parità nel mondo della pesca è ancora molto lontana. Spesso sento dire che ci vorrebbero più ragazze nel settore, ma quando poi ci vedono all’opera, molti non sanno fare altro che giudicare e puntare il dito.
Negli ultimi anni il carpfishing in Italia sta vivendo un’evoluzione continua.
Come hai visto cambiare la scena, anche dal punto di vista della presenza femminile?
Come ho già detto, non sono nell’ambiente da molto, ma in questi cinque anni posso dire di aver visto avvicinarsi sempre più giovani al mondo della pesca, e anche il numero di ragazze sta lentamente crescendo. Tuttavia, secondo me, oggi molte persone non pescano per una vera e autentica passione, ma per il desiderio di “arrivare” o di apparire, senza capire che in realtà non si arriva mai a un traguardo definitivo e, soprattutto, che non dovrebbe essere questo il vero “fuoco” che li spinge. La pesca dovrebbe essere qualcosa che si fa prima di tutto per stare bene con se stessi, per vivere momenti di gioia e divertimento, non per cercare di assomigliare alle foto perfette che si vedono online o sulle poche riviste rimaste.
Quali sono i tuoi prodotti Nash preferiti e perché? C’è qualche attrezzatura che ritieni indispensabile nelle tue sessioni di pesca?
Adoro l’abbigliamento tecnico: essendo molto freddolosa, è stupendo non dover più indossare 5 o 6 strati tra felpe e termiche per poi sentire comunque freddo. Ora, con l’abbigliamento giusto, riesco finalmente a stare al caldo, e in più è anche esteticamente bellissimo. Un altro desiderio che ho realizzato è stato lo zaino Scope Ops Ruckall. L’ho voluto per tanto tempo e, da quando ce l’ho, lo uso sempre. È enorme, ci sta davvero di tutto, e finalmente non devo più andare in giro con mille borsette e zainetti: è tutto lì dentro, ben ordinato e diviso.
Le boilies Nash hanno segnato la storia del carpfishing con formulazioni innovative. Qual è quella a cui sei più legata e perché?
Ho un debole per le Scopex Squid: mi hanno dato molte soddisfazioni e mi fido ciecamente di loro. Tuttavia, da quando sono uscite le nuove Monster Shrimp, sono in difficoltà, perché anche queste si stanno rivelando davvero molto valide. Vedremo col tempo se riusciranno a convincermi a farle salire al primo posto.
Puoi raccontarci un po’ del tuo approccio alla pesca? Preferisci sessioni rapide o lunghe pasturazioni? Hai una strategia che ti ha portato più successi?
A causa del poco tempo libero, la maggior parte delle mie sessioni si svolge dall’alba al tramonto, oppure con una notte secca (salvo rare eccezioni durante le ferie). Per questo motivo, è fondamentale per me individuare lo spot giusto, sia che si tratti di un lago che di acque libere, e capire bene dove lanciare. Non faccio pasturazione preventiva: arrivo sempre su uno spot “vergine”. Tendo a pasturare poco; in inverno mi limito a stick in PVA o bombette, mentre nel resto dell’anno, al primo lancio, uso qualche boilies e faccio tre lanci di Spomb, poi aspetto la risposta del pesce. Ripasturo solo se parte la canna. Se potessi scegliere, la mia sessione ideale sarebbe di tre giorni e due notti.
Ci puoi descrivere una sessione di pesca che ricordi con particolare affetto?
Ho un ricordo bellissimo di una pescata in giornata sui laghi di Mantova. Con il mio sgabellino da muratore mezzo rotto e le borse della spesa piene del materiale che mi serviva, ero andata lì solo per divertirmi e svagarmi un po’. Quel giorno pescavo a feeder e prendevo spesso qualcosa. A un certo punto, un bambino, avrà avuto tre o quattro anni, mi è corso vicino indicando il pesciolino che avevo in mano mentre lo slamavo. Allora gliel’ho fatto vedere e l’ho rilasciato insieme a lui. Poco dopo ne ho preso un altro, e lui era di nuovo lì accanto a me, entusiasta, chiedendomi di vederlo ancora. L’ho rilasciato io. Alla cattura successiva, è stato lui a prenderlo delicatamente tra le mani e, con un sorriso stampato in faccia, l’ha rimesso in acqua. Poi è corso dalla mamma, ridendo e urlando felice. Subito dopo è tornato da me e si è seduto accanto. La mamma cercava di convincerlo ad andare via, ma non c’è stato verso. Sarà rimasto con me almeno un’ora: non parlavamo molto, ma c’erano sorrisi, entusiasmo, stupore, gioia. Ho un ricordo meraviglioso di quel momento. Chissà se crescendo prenderà anche lui questa strada.
Ci puoi raccontare un momento particolare legato al carpfishing da cui hai tratto un insegnamento importante?
Certo, lo scorso anno sono riuscita a realizzare il mio desiderio di andare a pescare a Capodanno, e devo dire che è andata oltre ogni aspettativa. Pensavo di trascorrere due piacevoli giorni in pesca con il mio compagno, gustando tutte le bontà che avevo preparato in anticipo per simulare un piccolo cenone. Invece, si è trasformata in una
vera e propria festa. Tutti quelli che, come noi, erano lì per pescare si sono radunati nella nostra posta: abbiamo brindato e festeggiato tutti insieme. C’era chi era da solo, chi in compagnia, ma alla fine siamo diventati un gruppo di sconosciuti uniti, come se fossimo amici da sempre. Eravamo in mezzo alla natura, con le pile in testa e super
coperti per il freddo, ma felici. È stato davvero stupendo, soprattutto perché la maggior parte delle persone è abituata a trascorrere questa serata in discoteca, in luoghi affollati o a feste caotiche, piuttosto che da soli o in coppia immersi nella natura.
Cosa consiglieresti alle ragazze e ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al carpfishing?
Fatelo! Non serve spendere una fortuna in attrezzatura per iniziare: basta davvero poco.
Chiedete consigli, non abbiate paura o vergogna di farlo. Le persone attorno a voi forse faranno fatica a capire perché avete scelto di avvicinarvi alla pesca, ma non lasciatevi frenare dal giudizio degli altri. Siamo tutti diversi, con passioni differenti, ed è impossibile farle comprendere a chi non riesce a viverle davvero. La pesca vi darà tanto: vi aiuterà a conoscere meglio voi stessi. Un corso d’acqua può diventare rifugio nei momenti difficili, e stare immersi nella natura vi farà capire quanto poco serva, in realtà, per essere felici. Placherà i vostri pensieri, qualunque essi siano. Vi farà
incontrare tante persone. Siate umili e sempre predisposti all’aiuto reciproco: è così che questa passione diventa ancora più grande.
Come riesci a bilanciare la tua passione per la pesca con gli impegni della vita quotidiana?
È una mission impossible: lavoro sei giorni su sette, weekend e festività inclusi, e devo ammettere che svegliarmi presto anche nell’unico giorno di riposo non è affatto facile. Però passo tutta la settimana lavorativa aspettando e sognando di poter stare sdraiata a fissare le mie canne in acqua, fantasticando su come andrà. Quando la sveglia
suona, la forza interiore mi spinge a correre lì. D’estate, con le giornate più lunghe, riesco anche a fare qualche sessione volante di mezza giornata, correndo con il minimo indispensabile, sia dopo il lavoro che prima.
Hai mai vissuto un momento di difficoltà durante una sessione di pesca che ti ha messo alla prova, sia a livello tecnico che mentale? Come lo hai superato?
Ho vissuto molti momenti di difficoltà, e chissà quanti altri ancora ne affronterò. Ma, da buona paranoica e un po’ negativa quale sono, cerco comunque di restare focalizzata sul momento, di osservare costantemente l’attività in acqua e di essere sempre pronta ad adattarmi e cambiare strategia, pur di raggiungere l’obiettivo prefissato.
Oltre alla tecnica e all’attrezzatura, quanto conta secondo te l’istinto nella pesca?
Hai mai fatto una scelta azzardata che si è rivelata vincente?
È fondamentale affidarsi al proprio istinto e crederci fino in fondo. Io, durante le sessioni di pesca, ho spesso idee un po’ fuori dal comune… e le rischio! A volte va bene, a volte no, ma quando funziona ed è proprio quella scelta a cambiare l’andamento della giornata, la soddisfazione è immensa.
Il carpfishing è uno sport che richiede pazienza e costanza. C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare o di prenderti una pausa? Se si, cosa ti ha spinto a continuare?
L’anno scorso ho attraversato un brutto periodo: il lavoro mi chiedeva tantissimo, avevo alcuni problemi fisici che richiedevano accertamenti medici e non riuscivo più a dedicarmi alla pesca come avrei voluto. Ci andavo, sì, ma ero stanca, stavo male, non c’ero con la testa e non riuscivo nemmeno a godermela davvero.
Mollare, però, non è mai stata un’opzione. Ho solo rallentato per prendermi cura di me stessa, recuperare le energie… e tornare più forte di prima sulle sponde!
Se potessi pescare in qualsiasi spot del mondo con chiunque tu voglia, quale sarebbe la destinazione perfetta e chi porteresti con te?
Sinceramente, anche se può sembrare strano, non ho una destinazione che sogno più di un’altra. Quello che desidero davvero è avere il tempo di caricare la macchina e partire, insieme al mio compagno Davide, verso Slovenia, Austria o Francia, senza una meta precisa. Ci piacerebbe fermarci dove un lago naturale ci ispira, lasciandoci
guidare solo dall’istinto. Abbiamo già fatto molti viaggi in moto in queste zone, e sono piene di tesori nascosti e
poco conosciuti che meritano davvero tanto.
Denise, nel ringraziarti per la tua disponibilità e per aver condiviso la tua esperienza con noi, concludiamo con la nostra domanda di rito: qual è la tua opinione sulla rivista online carpmagazine, attiva dal 2011?
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal fatto che sia una delle poche riviste online davvero interessanti, ricca di contenuti diversi tra loro ma allo stesso tempo utili e di facile lettura. Grazie di cuore a voi per avermi dato la possibilità di condividere il mio pensiero.

