
Origini, morfologia e fisiologia di Silurus glanis, il pesce che ha cambiato i nostri fiumi
Scheda in breve
| Nome scientifico | Silurus glanis Linnaeus, 1758 |
| Ordine / Famiglia | Siluriformes / Siluridae |
| Taglia massima verificata | 2,73 m di lunghezza totale, 130 kg |
| Età massima riportata | fino a 80 anni |
| Livello trofico | 4,4 (predatore apicale) |
| Range di profondità | 0–30 m |
| Optimum fisiologico | circa 22–27 °C |
| Maturità sessuale | intorno agli 87 cm (range 86–108 cm), a 2–3 anni o più |
| Status IUCN globale | Least Concern (valutazione 2022) |
| Status in Italia | specie alloctona |
1. Un pesce con un nome antico
Il siluro europeo è stato descritto da Linneo nel 1758, nella decima edizione del Systema Naturae, e da allora porta il nome di Silurus glanis. Il nome del genere deriva dal greco silouros, con cui gli autori classici indicavano un grosso pesce fluviale barbuto, verosimilmente questo stesso animale del Danubio e dei fiumi dell’Est.
Non è un dettaglio da eruditi: Silurus glanis è stato per secoli l’unico grande siluride noto alla scienza europea, il modello su cui si è costruita l’anatomia comparata dell’intero ordine dei Siluriformes. Quando gli anatomisti dell’Ottocento hanno voluto capire come sentono i pesci, hanno aperto un siluro.
Dal punto di vista sistematico, il siluro appartiene alla famiglia Siluridae ed è, insieme al più piccolo Silurus aristotelis della Grecia, uno dei due soli siluri nativi d’Europa. È il più grande pesce d’acqua dolce del continente e il più grande teleosteo europeo delle acque interne — un primato che ha reso la specie oggetto di studi genomici recenti, culminati nel sequenziamento del suo genoma.
2. Le origini: un lignaggio molto più antico dei nostri fiumi
2.1 L’ordine dei Siluriformes
I pesci gatto sono un gruppo antico. Le ricostruzioni filogenetiche basate su mitogenomi collocano l’origine dell’ordine Siluriformes intorno a 133 milioni di anni fa, nel Cretaceo, con le prime grandi separazioni di famiglie che precedono di poco la definitiva frammentazione di Laurasia e Gondwana. Il dibattito su un’origine gondwaniana o su successive dispersioni attraverso i ponti continentali del Paleocene e dell’Eocene è ancora aperto, ma il quadro generale è chiaro: quando i primi siluridi nuotavano, il Po e il Danubio non esistevano nemmeno.
2.2 La comparsa di Silurus glanis
Il record fossile dell’Europa sud-orientale racconta una storia più recente e più interessante per noi. I depositi che vanno dal tardo Miocene al Pleistocene di Ucraina meridionale e Russia hanno restituito ossa disarticolate di più specie del genere Silurus. Il Silurus glanis moderno compare nella fase finale del tardo Miocene (Pontiano) e ha probabilmente soppiantato Silurus soldatovi — oggi confinato all’Estremo Oriente — grazie a una maggiore plasticità ecologica, in particolare a una tolleranza termica più ampia che gli consentiva di riprodursi anche in acque più fredde.
È la stessa plasticità che, milioni di anni dopo, gli avrebbe permesso di colonizzare mezza Europa occidentale in pochi decenni.
2.3 L’areale nativo
L’areale originario copre l’Europa centro-orientale e parte dell’Asia: bacini del Mare del Nord, del Baltico, del Mar Nero, del Caspio e d’Aral, verso nord fino alla Svezia meridionale e alla Finlandia, e poi il bacino egeo (dal Maritza allo Sperchiós) e la Turchia. Dal resto del bacino mediterraneo — Italia compresa — il siluro era assente.
2.4 Come è arrivato in Italia
Le prime segnalazioni italiane riguardano bacini secondari. La cattura storicamente considerata la prima documentata risale al 1957, nell’Adda presso Lecco: una femmina di circa 117 cm per 9 kg, poi imbalsamata ed esposta al Museo Civico di Storia Naturale di Milano. La revisione internazionale di Copp e colleghi (2009) colloca invece la presenza in natura già intorno al 1930, con le prime popolazioni naturalizzate accertate a partire dagli anni Settanta nel bacino del Po.
La differenza tra le due date non è una contraddizione, ma il riflesso di due cose diverse: la comparsa occasionale di singoli esemplari (probabilmente legata a partite di pesce importato) e l’insediamento di popolazioni riproduttive. Dagli anni Settanta in poi la colonizzazione del reticolo padano è stata rapida, favorita da immissioni a scopo alieutico e dalla rete di canali artificiali; oggi la specie è documentata ben oltre il Po, fino a bacini dell’Italia centro-meridionale come il Volturno.
3. Morfologia: un corpo costruito per il fondo e per il buio
3.1 Struttura generale
Il corpo del siluro è robusto e allungato, cilindrico nella porzione anteriore e compresso lateralmente in quella posteriore. La testa è larga, massiccia e depressa dorso-ventralmente; la bocca è ampia e subterminale. La pelle è nuda, priva di scaglie e ricoperta da uno spesso strato di muco.
Le proporzioni raccontano già la strategia dell’animale: la parte anteriore è una piattaforma sensoriale e una trappola aspirante, la parte posteriore è un lungo motore ondulatorio da scatto breve e potente.
3.2 Le pinne
La formula pinnale è uno dei caratteri diagnostici più immediati:
- Pinna dorsale minuscola, con una spina e appena 4–5 raggi molli;
- Pinna anale enormemente sviluppata, con 83–95 raggi, che corre lungo quasi tutta la metà posteriore del corpo fino quasi a toccare la caudale;
- Caudale arrotondata o troncata, con 17 raggi;
- Pettorali con una spina e 14–17 raggi molli;
- Nessuna pinna adiposa, a differenza di molti altri pesci gatto.
Quella lunghissima pinna anale, unita al corpo compresso posteriormente, è ciò che permette al siluro di muoversi con precisione millimetrica in spazi angusti — tra i rami di un albero sommerso, dentro una tana — e di generare spinta anche da fermo.
3.3 I barbigli
Il siluro porta tre paia di barbigli: un paio mascellare, lungo e mobile, e due paia mandibolari, più corti (i “barbigli mentali”, carattere che nella chiave di Kottelat e Freyhof distingue la specie da tutti gli altri pesci d’acqua dolce europei insieme al conteggio dei raggi anali).
I barbigli non sono semplici appendici tattili. Nei siluriformi sono organi compositi, formati da cartilagini, muscoli, vasi sanguigni, nervi periferici — rami del trigemino e del facciale — e da una densità altissima di calici gustativi. Sono, letteralmente, lingue esterne mobili.
3.4 Livrea e variabilità
La colorazione è estremamente variabile: dorso dal verde oliva al grigio fino al nero, fianchi con la caratteristica livrea marezzata che schiarisce progressivamente, ventre bianco o giallastro. Le pinne sono scure o rosso-brunastre. Non sono rari gli individui albini o xantici, giallo-aranciati, che nelle acque italiane vengono catturati con una certa regolarità.
Il sesso si riconosce dalla papilla urogenitale posta dietro l’ano: sottile e appuntita nel maschio, più corta e spessa nella femmina.
3.5 Le taglie vere (e quelle di leggenda)
Qui serve chiarezza, perché la letteratura popolare ha fatto danni. Per decenni si è ripetuto che il siluro raggiungesse 5 metri e 306 kg. La revisione critica di quei dati ha dimostrato che si trattava di errori di identificazione e di problemi nelle unità di misura. Taglia massima documentata in letteratura scientifica: 2,73 m per 130 kg. Catture eccezionali riportate successivamente nel mondo della pesca sportiva hanno superato questa misura, ma attendono una validazione scientifica ufficiale.
Restano numeri enormi: la taglia tipica si colloca fra 1,3 e 1,6 m per 15–65 kg, e nelle acque italiane esemplari oltre i 2 metri sono una realtà consolidata. Longevità massima riportata: fino a circa 80 anni in condizioni favorevoli, anche se la maggior parte delle popolazioni studiate mostra longevità dell’ordine dei decenni.
4. Fisiologia sensoriale: come “vede” un pesce che non vede
Il siluro è un cacciatore crepuscolare e notturno, che vive in acque spesso torbide e passa le ore diurne immobile in buche profonde o sotto legname sommerso. La vista, di conseguenza, ha un ruolo marginale: gli occhi sono piccoli e la gustazione assume il ruolo primario nell’orientamento e nella localizzazione del cibo. Il resto del sistema è un capolavoro di ingegneria sensoriale.
4.1 Il gusto diffuso
I siluriformi hanno calici gustativi distribuiti su tutta la superficie corporea, non solo nella cavità oro-faringea. Nei pesci gatto la sensibilità gustativa è tra le più alte misurate nei vertebrati: le soglie di rilevazione per le sostanze più efficaci scendono sotto la concentrazione di 10⁻⁹ M. Tradotto: un siluro può “assaggiare” a distanza gli amminoacidi rilasciati da una preda ferita o da una carcassa, e stabilire in che direzione muoversi prima ancora di aver toccato qualcosa.
Per chi pesca, questa è la ragione fisiologica per cui esche a forte rilascio proteico e aromatico funzionano su questa specie in condizioni in cui nessun predatore a vista abboccherebbe.
4.2 Linea laterale e inseguimento della scia
Il sistema della linea laterale, meccanosensoriale, rileva gli spostamenti d’acqua. Nei pesci gatto questa capacità permette il cosiddetto wake tracking: seguire la scia idrodinamica lasciata da una preda in fuga, anche invisibile, anche in acqua completamente torbida. Il gusto trova la preda, la meccanorecezione la insegue.
4.3 L’apparato di Weber e l’udito
Nel 1819 Ernst Weber, dissezionando proprio dei siluri europei, formulò l’ipotesi che la vescica natatoria funzionasse da timpano e che la catena di ossicini che la collega all’orecchio interno svolgesse un ruolo analogo agli ossicini dei mammiferi. Le prime descrizioni anatomiche dettagliate dell’orecchio dei pesci gatto — quelle di Weber (1820) e di Retzius (1881) — sono state condotte su Silurus glanis.
Aveva ragione. Gli ostariofisi, gruppo che comprende siluriformi e ciprinidi, sentono in modo eccellente rispetto ai pesci privi di queste strutture accessorie, e la capacità di percepire suoni deboli e frequenze elevate dipende proprio dallo sviluppo degli ossicini weberiani. Nell’orecchio interno di questi pesci la lagena è l’organo otolitico più grande, e il sacculo è un compartimento allungato con un otolite a forma di bastoncello.
Il siluro, inoltre, produce suoni, probabilmente comprimendo la vescica natatoria; la funzione di queste emissioni non è ancora chiarita.
La conseguenza pratica è nota a chiunque abbia pescato in barca: un siluro sente il rumore molto prima di vederci.
4.4 Elettrorecezione
I pesci gatto possiedono in vari lignaggi sensori elettrici capaci di rilevare i deboli campi bioelettrici generati da ogni organismo vivente. La dimostrazione sperimentale risale al 1917 su una specie affine (Ictalurus nebulosus), e i pesci gatto possono essere condizionati a rispondere a stimoli elettrici. Per Silurus glanis nello specifico la letteratura è ancora limitata e il tema merita ulteriori studi: è corretto parlarne come di una capacità plausibile e in parte documentata a livello di gruppo, non come di un fatto acquisito per la specie.
5. Fisiologia generale: temperatura, ossigeno, crescita
5.1 Termobiologia
È il capitolo che spiega meglio il comportamento stagionale del siluro. La specie vive in acque che spaziano da sotto 0 °C a oltre 30 °C, ma il suo optimum fisiologico si colloca intorno ai 22–27 °C. Le prove sperimentali sulla crescita indicano un ottimo compreso fra 25 e 28 °C, con i risultati migliori a 27 °C.
Al di sotto dei 10 °C la crescita è fortemente rallentata — tanto che è questo il principale ostacolo all’allevamento della specie nell’Europa continentale — e l’alimentazione tende a cessare. In inverno, nell’areale nativo e nelle aree fredde di introduzione, il siluro mostra un marcato letargo, mentre in primavera ed estate l’attività aumenta nettamente. Il pattern stagionale è governato da temperatura, portata e concentrazione di ossigeno.
Va detto senza ambiguità: definire il siluro un “pesce d’acqua fredda” è un errore. È un animale caldo-adattato che sopporta il freddo spegnendosi.
5.2 Ossigeno
La disponibilità di ossigeno disciolto influenza direttamente il comportamento: in condizioni di deficit di ossigeno gli spostamenti degli individui cambiano in modo misurabile, secondo la logica del move or die — muoversi verso acque migliori o soccombere. Nelle acque italiane, dove i grandi fiumi di pianura conoscono crisi estive di ossigeno, questo è un fattore che sposta i pesci più della temperatura assoluta.
5.3 Crescita e alimentazione
Il siluro ha uno dei tassi di crescita più elevati fra i pesci, caratteristica che ne ha fatto un candidato interessante per l’acquacoltura, dove viene apprezzato anche per la carne bianca priva di spine intramuscolari e per l’elevata efficienza di conversione alimentare.
In natura larve e giovani sono bentonici e si nutrono di un’ampia gamma di invertebrati e di pesce; gli adulti predano pesci e altri vertebrati acquatici. Il livello trofico stimato sulla base degli studi sulla dieta è 4,4, valore da predatore apicale. La dieta è però marcatamente opportunista e varia con l’ambiente: in diverse aree di introduzione una quota rilevante è costituita da altre specie aliene, in particolare crostacei come i gamberi nordamericani.
5.4 Il caso del beaching
L’esempio più spettacolare di plasticità comportamentale documentato per questa specie viene dal Tarn, in Francia. Un gruppo di ricercatori ha filmato siluri che si arenano volontariamente sulle rive ghiaiose per catturare piccioni venuti ad abbeverarsi, per poi tornare in acqua e ingoiare la preda. Su 45 tentativi osservati e filmati, il 28% si è concluso con la cattura dell’uccello. Le analisi degli isotopi stabili hanno mostrato un contributo degli uccelli alla dieta estremamente variabile fra individuo e individuo.
Il dato più significativo non è la scena in sé, ma il fatto che questo comportamento non sia mai stato osservato nell’areale nativo: alcuni individui delle popolazioni introdotte adattano il proprio comportamento per sfruttare prede nuove, arrivando a una specializzazione individuale che attraversa attivamente il confine acqua-terra.
6. Riproduzione e ciclo vitale
La maturità sessuale viene raggiunta a un’età che varia con la latitudine e con il regime termico — le fonti indicano 2–3 anni per le popolazioni più precoci, con i maschi generalmente in anticipo sulle femmine — e a una lunghezza mediana intorno agli 87 cm (intervallo 86–108 cm).
La riproduzione avviene in acque basse e ricche di vegetazione, in un periodo che a seconda dell’area geografica va da maggio a settembre. Il quadro comportamentale è quello di un nidificante con cure parentali maschili:
- il maschio difende un piccolo territorio nel sito di frega e costruisce un nido con materiale vegetale, scavando depressioni poco profonde o ripulendo il substrato, radici e apparati radicali di salici;
- la deposizione avviene in coppia;
- le uova, di circa 3 mm, sono adesive e avvolte da un involucro mucoso;
- il maschio sorveglia il nido fino alla schiusa e all’emersione delle larve.
I tempi di sviluppo sono governati dalla temperatura: l’incubazione dura circa 50 ore a 24 °C, e uno studio recente sullo sviluppo embrionale riporta 47 ore e 55 minuti a 26 °C, con una lunghezza alla schiusa intorno agli 8,5 mm. Le larve restano nel nido fino al riassorbimento del sacco vitellino.
Una nota che riguarda la conservazione, e che spesso sorprende: nel suo areale nativo il siluro è localmente minacciato dalla regimazione dei corsi d’acqua, che distrugge proprio i siti di frega poco profondi di cui ha bisogno.
7. Status: un animale con due identità
A livello globale la IUCN classifica Silurus glanis come Least Concern (valutazione del 2022). In Italia la specie è alloctona, e le valutazioni sull’impatto sono più sfumate di quanto il dibattito da bar suggerisca: la revisione di Copp e colleghi conclude che il siluro difficilmente esercita una pressione trofica decisiva sulle specie native, se non in contesti già compromessi da altri impatti antropici — regimazione, inquinamento, alterazione degli habitat. Restano documentati rischi specifici: trasmissione di patogeni, ibridazione con Silurus aristotelis in Grecia, predazione su specie migratrici.
Sul piano normativo, il siluro non rientra nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale del Regolamento (UE) 1143/2014, perché è nativo in diversi Stati membri. La materia è quindi regolata a livello regionale, e in gran parte del Nord Italia vige il divieto di reimmissione in acqua degli esemplari catturati. In Lombardia, dal 2020, la reimmissione di un siluro è sanzionata da 400 a 1.500 euro, con sospensione della licenza in caso di recidiva.
Chi pesca il siluro in Italia ha quindi un obbligo pratico che precede ogni considerazione etica: verificare il regolamento della regione e del corpo idrico in cui si trova, prima di uscire. Le norme differiscono, cambiano e vengono aggiornate.
8. Cosa portarsi a casa
Il siluro non è un mostro e non è una vittima. È un teleosteo comparso nel tardo Miocene, sopravvissuto a cicli glaciali e a rivoluzioni idrografiche grazie a una plasticità termica ed ecologica fuori dal comune, che l’uomo ha spostato fuori dal suo areale in poche decine d’anni.
Per chi lo pesca, ogni elemento della sua biologia è un’informazione operativa. Il gusto diffuso spiega perché funzionano le esche odorose. La linea laterale spiega perché insegue una preda che non vede. L’apparato di Weber spiega perché il silenzio in barca conta. La curva termica spiega perché a 8 °C non mangia e a 26 °C è una macchina. La cura parentale del maschio spiega la sua aggressività territoriale in periodo di frega.
Conoscere l’animale, prima ancora che la tecnica, è quello che separa il pescatore dal fortunato.
Fonti
- FishBase — scheda specie Silurus glanis (Kottelat, M. & Freyhof, J., 2007, Handbook of European Freshwater Fishes, come riferimento principale). https://fishbase.net.br/summary/Silurus-glanis.html
- IUCN Red List — Silurus glanis, valutazione 2022, categoria Least Concern.
- Copp, G.H., Britton, J.R., Cucherousset, J., García-Berthou, E., Kirk, R., Peeler, E., Stakėnas, S. (2009) — “Voracious invader or benign feline? A review of the environmental biology of European catfish Silurus glanis in its native and introduced ranges”. Fish and Fisheries, 10: 252–282.
- Cucherousset, J., Boulêtreau, S., Azémar, F., Compin, A., Guillaume, M., Santoul, F. (2012) — “Freshwater Killer Whales: Beaching Behavior of an Alien Fish to Hunt Land Birds”. PLoS ONE, 7(12): e50840.
- Kovalchuk, O. et al. (2016) — “Cenozoic catfishes of Europe” (Palaeontologia Electronica) — record fossile del genere Silurus e comparsa di S. glanis nel Pontiano.
- Time-Calibrated Mitogenome Phylogeny of Catfish (Siluriformes), PLOS ONE, 2016 — datazione dell’origine dell’ordine.
- Ladich, F. (2023) — “Hearing in catfishes: 200 years of research”. Fish and Fisheries — apparato di Weber, studi di Weber (1819–1820) e Retzius (1881) su S. glanis.
- *Draft Genome Assembly of the Freshwater Apex Predator Wels Catfish (Silurus glanis)*, G3/PMC — dati su taglia, ruolo ecologico e acquacoltura.
- *Studio sullo sviluppo embrionale e larvale di Silurus glanis** (2025), Animals*, DOI 10.3390/ani15172478.
- Hardy, R. / David, J.A. e letteratura acquacolturale sull’influenza della temperatura sulla crescita di S. glanis (ottimo 25–28 °C).
- Parco Adda Nord — Progetto di contenimento del siluro (2019), documento tecnico sulla prima segnalazione italiana del 1957 e sulla distribuzione padana.
- Regione Toscana / Regione Lombardia / Parco Naturale Regionale del Fiume Sile — atti e regolamenti su specie alloctone e divieto di reimmissione; Regolamento (UE) 1143/2014.
Articolo redatto per la sezione cat fishing di carpmagazine.it. I dati normativi sono aggiornati alle fonti consultate: verificare sempre il regolamento regionale vigente.
Riccardo Ogliari responsabile per la sezione news di Carpmagazine.it

