Agricoltura, Beduschi: “Cabina di regia per evitare moria di pesci nei canali in asciutta” — ma la realtà è ben diversa
Negli ultimi giorni l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Lombardia, Alessandro Beduschi, ha annunciato la creazione di una “cabina di regia” per coordinare interventi volti a evitare la moria di pesci nei canali messi in asciutta per i lavori di manutenzione o per esigenze irrigue. Un’iniziativa che, sulla carta, sembra voler coniugare agricoltura e tutela ambientale.
Ma chi frequenta davvero le sponde dei canali sa bene che la situazione, nella realtà, è tutt’altra cosa.
Canali prosciugati, fauna abbandonata
Negli ultimi anni, soprattutto nei mesi autunnali, abbiamo assistito a asciutte improvvise in numerosi canali irrigui lombardi — dai consorzi del Cremonese e del Lodigiano fino alle campagne mantovane.
Le immagini di carpe, cavedani e lucci morenti nel fango non sono certo una novità: ogni anno le segnalazioni si ripetono, spesso senza che nessuno intervenga in tempo.
Nonostante i buoni propositi, la gestione pratica resta affidata a tempistiche e logiche agricole che poco tengono conto della fauna ittica, la quale finisce letteralmente sacrificata sull’altare della produttività.
La “cabina di regia”: burocrazia o soluzione?
Secondo Beduschi, la cabina di regia dovrebbe coordinare consorzi di bonifica, province, guardie ittiche e associazioni di pescatori per pianificare gli interventi e ridurre gli impatti ambientali.
Un’idea condivisibile, certo. Ma il dubbio nasce spontaneo: servirà davvero un tavolo tecnico a evitare le morie, o si tratterà dell’ennesimo annuncio di facciata?
La storia insegna che senza controlli puntuali e la reale collaborazione dei consorzi, queste iniziative restano solo carta e conferenze stampa.
La voce dei pescatori
Chi vive il territorio quotidianamente, come gli appassionati di pesca sportiva e i volontari delle associazioni, conosce bene le criticità:
- mancanza di preavviso sull’asciutta dei canali,
- assenza di squadre di recupero pesci coordinate e operative,
carenza di vasche mobili o mezzi adeguati per il trasferimento della fauna ittica.
Senza questi strumenti, parlare di “tutela” rischia di diventare solo un esercizio retorico.
Un appello alla concretezza
È ora che la Regione — insieme ai consorzi e agli enti locali — passi dalle parole ai fatti, garantendo piani di asciutta pianificati, con preavvisi chiari e interventi di salvataggio programmati.
Solo così si potrà evitare di assistere, ogni autunno, alla stessa scena: canali in secca, pesci morti e indignazione che dura un giorno.
Perché la vera “cabina di regia” dovrebbe stare sul campo, non nelle riunioni.
Ognuno può fare la sua parte
Nel frattempo, anche noi pescatori e cittadini possiamo dare un piccolo ma concreto contributo.
Se notiamo che nei fossi o nei canali in asciutta ci sono ancora pesci vivi intrappolati nel fango, possiamo intervenire in modo semplice ma efficace: recuperarli con secchi pieni d’acqua e rilasciarli in ambienti più grandi e idonei, come fiumi o canali principali.
Un gesto che non costa nulla, ma che può fare la differenza tra la vita e la morte per decine di esemplari.
Perché la tutela dell’ambiente non si fa solo con le parole, si fa con le mani, e con il cuore.
Autore Riccardo Ogliari membro del team Italiano FeedStimulants, responsabile della sezione news di Carpmagazine.it

